Un boomerang epocale
E’ bastato l’annuncio che la riforma della giustizia sta per essere approvata dal Consiglio dei ministri per poi affrontare l’iter parlamentare, particolarmente lungo e complesso perché implica modifiche alla Costituzione, che dalla magistratura associata e dalle opposizioni è partito un incredibile fuoco di sbarramento. Il procuratore milanese Armando Spataro chiarisce l’atteggiamento pregiudizialmente barricadero quando sostiene che “se vengono annunciate riforme epocali, occorrono risposte altrettanto epocali”. Non gli passa nemmeno per la testa l’idea che di fronte allo stato comatoso della giustizia italiana una riforma ci vuole proprio.

Carmelo Briguglio minaccia nientemeno che “un Vietnam parlamentare”, anche lui, naturalmente, ancora prima di conoscere il testo della riforma proposta, mentre Leoluca Orlando vuole bloccare “questa pericolosa deriva fascista”. Insomma nessuno pare interessato ai mali della giustizia, evidenti a tutti e che sono stati denunciati anche dalle massime autorità giudiziarie nel corso delle inaugurazioni dell’anno di attività dei tribunali. Opposizioni e magistratura associata pensano solo a come suscitare un’ondata di agitazioni, a cominciare dallo sciopero dei giudici, dato addirittura per scontato e considerato insufficiente dai più infervorati.
Un’opposizione eterodiretta, che fa da amplificatore parlamentare di agitazioni corporative, senza la capacità o la volontà di avanzare proposte alternative, distrugge anche la credibilità riformista di chi aveva cercato, anche dall’interno del Partito democratico, di smarcarsi dalla pura contrapposizione per entrare criticamente nel merito dei problemi su cui intende intervenire l’esecutivo. Le voci sempre più concitate, le contestazioni portate in piazza a ripetizione, il tono urlato dell’opposizione sono segnali di un’altrettanto grave afasia riformistica, di una condizione subalterna che impone di inseguire tutte le agitazioni per coprire l’assenza di una solida e riconoscibile politica alternativa.